Social Score

Di Internet of Things abbiamo già parlato più volte ed oggi è un settore all’avanguardia, anche in Italia. Gli oggetti connessi, infatti, aumentano sempre di più e nel 2020 passeranno dagli attuali 5 a circa 20 miliardi, per arrivare a 200 miliardi nei prossimi 20 anni.

Cifre importanti che sottolineano l’andamento del mercato e l’orientamento dello scenario dedicato al 4 G delle cose, detto anche il “narrow Band-Iot”. Questo è quanto recentemente mostrato dagli addetti ai lavori all’Open lab di Torino dedicato ad internet delle cose: un hub, un raccoglitore di idee ma anche un acceleratore che potranno usare clienti, partner e istituzioni per sviluppare progetti relativi al settore.

Battezzato da Tim e in collaborazione con Olivetti, potrebbe fare da apripista a tanti altri progetti del genere e quindi diventare propulsore di nuove realizzazioni, ad esempio nel settore pubblico (le panchine e i lampioni intelligenti, contatori della luce, del gas o dell’acqua, che potranno dialogare tra loro magari producendo un’unica bolletta, ma non solo). Le possibilità sono infinite a riguardo e rappresentano una sfida innovativa anche per le PMI, che seguono a rilento le evoluzioni dello scenario.

Le piccole e medie imprese, in Italia, in generale, faticano a stare dietro alle innovazioni nel campo digitale ed è quindi importante che siano supportate anche da iniziative come questa. E se non si adeguano, rischiano di scomparire, risucchiate dal “nuovo che avanza”, tra millennials agguerriti e nativi digitali che raramente guardano oltre i loro dispositivi mobile.

Tra internet delle cose e intelligenza artificiale, la vita delle persone, in relazione ai vari ecosistemi, sta cambiando. Cambia la vita in casa e fuori, mutano le dinamiche di acquisto di servizi e prodotti, e il mobile comincia a non diventare il solo e unico protagonista della scena.

Il futuro appare dominato sempre di più dal concetto di fluidità, un passaggio senza barriere tra cose e persone, un flusso di dati che rimbalzerà e in maniera circolare e orientato al business, senza dubbio, ma che presenta innegabili vantaggi anche per il consumatore-utente.

La rete mobile di nuova generazione, il cloud e gli oggetti sempre connessi tra loro e alla rete, potranno gestire i dati rimodellando le città in base ad un ecosistema smart.

L’andamento è tracciato, quindi, ma a questo punto, una domanda sorge spontanea: tutto questo è meraviglioso, degno dei più interessanti e visionari romanzi di fantascienza. Ma ammesso e non concesso, che gran parte dello spazio vitale umano sia presto interconnesso alle cose e alla rete, come si evolveranno i modelli di business a riguardo? E aggiungo, se sarà possibile acquistare (già lo è) ovunque e dovunque e se il processo di acquisto e di reperimento delle informazioni sarà sempre più accessibile e verticalizzato, quanto valgono e varranno quei luoghi (in Italia ce ne sono ancora tanti) nel pianeta che non sono ancora stati “mappati”?

Per il momento, potremmo rispondere: dipende dal budget a disposizione. Ma preferiamo, lasciare aperta la domanda, perché, la risposta, potrebbe arrivare prima di quanto crediamo.

Social Score
Autore: Andromeda Aliperta
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Web Content Manager
Area Digital Marketing
Appassionata di fantascienza, nonsense e paradossi, cinema d’essai e musica, nella sua vita ha consumato quintali di carta scrivendo e leggendo un po' di tutto: saggi, romanzi, poesie, racconti, lettere d’amore, liste della spesa, reclami di vario genere e natura.
Dal 2000 si interessa alla comunicazione digitale in tutte le sue declinazioni e comincia a frequentare corsi e master creando contenuti per il web, a 360°.

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