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Quando si parla di SEO su WordPress, è automatico citare il più utilizzato plugin per aiutarsi nell’impresa (e non per compierla, su questo tornerò spesso): Yoast.

Realizzato dal vulcanico Joost de Valk nell’ormai lontano 2010, Yoast ha scalzato quello che – fino a quel momento – era il plugin di riferimento per integrare l’editing dei meta base per la SEO: meta title, meta description e (ancora valido l’epoca) meta keyword. Sto parlando di All in One SEO pack, ancora supportato ma con il tempo sempre meno popolare a causa dell’ultimo arrivato; probabilmente se lo ricorderanno quanti facevano SEO nell’epoca d’oro del blogging.

Prima di continuare con una sorta di mini-guida cinica a quello che è comunque il miglior plugin su WordPress per la SEO, permettimi alcuni personalissimi disclaimer.

  • Se integrassero in WordPress l’editing dei meta, funzionalità quantomeno meno basilare, credo non installerei manco più Yoast.
  • Usare Yoast permette di aiutarsi con la SEO, non significa averla fatta SOLO perché lo si è installato. Ogni volta che qualcuno lo pensa, una fatina muore nel mondo.
  • Il tool integrato per l’analisi dei contenuti è quantitativo NON qualitativo.

Partendo da questi 3 presupposti, cardini che compongono la Triforza sulla quale reggo la mia esperienza con il plugin dell’olandese ghignante, andiamo ad affrontare insieme il plugin per aiutarti nella SEO.

Le funzionalità base di Yoast

yoast-base

L’editor visivo dello snippet di Yoast è la funzionalità che preferisco di più e quella per la quale mi chiedo ancora perché WordPress, il CMS più diffuso al mondo, non lo includa di base. La preview, inserita relativamente di recente, è anche molto gradevole a vedersi e dà un’idea di come si presenta in SERP il contenuto.

Già da questo piccolo pannello è possibile applicare un accorgimento SEO con le proprie mani e non con quella invisibile del plugin, con buona pace di Adam Smith.
Ovvero, scrivere un titolo “editoriale” dal pannello dell’articolo di WordPress, ed editarne uno per lo snippet in SERP e in ottica SEO. Un titolo doppio che è in grado di trovare una quadra sia per lo stile che per l’algoritmo. Non sai quante volte questa pratica mi ha salvato nel gestire redazioni di giornalisti incupiti dalla dittatura del motore di ricerca.

Continuando, è possibile e finanche doveroso editare il permalink o URL – ma lo puoi fare anche con WordPress base – dato che in automatico sarà altrimenti ripreso dal titolo editoriale. E quindi non ottimizzato. Sembrano modifiche da poco e chi fa SEO seriamente penserà:- “Ben, ma veramente stai parlando ancora dell’ABC della materia?”. 

Sì.

Finché sentirò ancora dire:- “ho installato Yoast, sto apposto con la SEO” vuol dire che sarà ancora necessario.

Search Appareance ed Editor di Massa

Se sei particolarmente smanettone, ti consiglio di dare un’occhiata al Search Appareance di Yoast, che permette di automatizzare la composizione dei meta per la SEO.

search-appareance

Permettendo di sistemare i title per ogni tipologia di contenuto del sito. Si tratta di una funzionalità molto utile per curare quello che è, citando la boutade un grande vecchio della SEO, Fradefra “il 50% della SEO“.

L’editor di massa è invece uno degli strumenti che mi ha salvato più volte di quanto Batman salvi Gotham. Yoast, in questo caso, non è il plugin che ci meritiamo ma quello di cui abbiamo bisogno.

strumenti-editor-di-massa

Da questo pannello è infatti possibile editare il meta title e la meta description in un colpo solo, senza dover aprire ogni singolo contenuto. Se Joost aggiungesse anche la possibilità di editare l’URL, potrei quasi chiudere un occhio sul semaforo. Fra poco ci arriviamo, non ti spoilero nulla ancora.

L’analisi dei contenuti di Yoast e quel cavolo di semaforo

Premessa: è più facile trovare uno juventino e un napoletano che vadano d’accordo rispetto a due SEO con la stessa visione.
L’analisi dei contenuti di Yoast, che culmina graficamente sul suo semaforo dall’insperato pallino verde, è considerato il più salvifico strumento da schiere di copywriter. Ma nella realtà dei fatti, di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, e in questa sezione del plugin più utilizzato per aiutarsi con la SEO su WordPress, ci sono più bivi insidiosi che nei libro-game di Lupo Solitario.

yoast-on-training

Questa è la schermata appena sotto il box per scrivere questo contenuto su WordPress. Nel campo “Parola chiave principale” ho inserito “Yoast“, e nell’analisi dei contenuti, come in un semaforo appunto, vengono segnalate alcune pratiche ben applicate e altre mancanti. Vediamo insieme quelle più rilevanti.

Semaforo rosso

Il testo contiene 179 parole, sono raccomandate almeno 300 parole minimo: No, no, no, no.. NOOOOO. Non vi è alcuna congruenza fra il numero di parole di un articolo e il risolvere l’esigenza di un utente. Se chiedono quanta è alta Chiara Ferragni, ha senso scrivere 1.000 parole? A parte che, se ci riesci, Pulitzer subito.

Fornita una meta description, ma non contiene la parola chiave di riferimento: La meta description serve per invogliare l’utente a cliccare sul nostro risultato, anche se non siamo in prima posizione. Inserire la parola chiave di riferimento (che, ti ricordo, inseriamo NOI nel campo appena sopra), non sposta granché.

Il titolo di pagina contiene la parola chiave, ma questa non appare all’inizio; prova a spostarla: Questa cosa fa più 2008 di quanti si facevano il tatuaggio “Why so serious?” con il Joker del Cavaliere Oscuro. Al di là del poter usare il “doppio titolo” come detto sopra, non ha davvero senso scrivere i titoli come se ci esprimessimo come la domestica robotica dei Jetsons.

Semaforo verde

La keyword density è del 2.2%: questa è atroce. E se non ti fidi di me, legittimo, fidati di due totem della SEO in Italia: Giorgio Tave ed Enrico Altavilla. Il primo, da poco, ha replicato circa un articolo su Yoast che è destinato, purtroppo, a creare disinformazione.  Il secondo parlava di keyword density come “cagata” già in tempi non sospetti. Davvero, no. Non cadere in questo facile trappolone, amico copywriter.

A proposito di Trap, per dirti, ecco cosa mi dice l’analisi dei contenuti di Yoast se imposto Trapattoni – l’iconico ex allenatore Giovanni – come parola chiave principale.

yoast-on-trap

In pratica i suggerimenti sono quasi gli stessi e non mi pare affatto di star parlando in questo post delle imprese calcistiche di uno dei più grandi del pallone. La situazione si fa più tragicomica, più dello “Strunz!” di gialappiana memoria se confrontiamo i semafori del plugin per l’una e l’altra parola chiave impostata.

semaforo-on-trapattoni semaforo-on-yoast

Nel primo caso “trapattoni” nel secondo “yoast“.  Quasi quasi, con le opportune correzioni, potrei sperare di posizionarmi sui risultati dell’allenatore con questo contenuto! Mentre per Yoast, dato che l’ho ripetuto spesso nel contenuto, viene visto come ottimizzato. Questo NON è fare SEO.

Come usare Yoast per aiutarti nella SEO, allora?

In conclusione, ti tocca disinstallare il plugin? Certo che no, si tratta di un buon supporto, fondamentale come mangiare la bistecca con coltello e forchetta ma stando ben attento a non tagliarti le mani. Sono del parere di utilizzare Yoast per le sue ottime funzionalità ma ignorandone i consigli. Il posizionamento avviene grazie alle tue capacità da SEO non perché c’è un semaforo magico che te lo dice.

A questo proposito, se hai una redazione particolarmente sensibile al tema, e sai editare il php, ti consiglio di inserire in functions.php questa stringa, consigliatami dall’amico e Web designer Davide De Maestri:

//disattiva pallini YOAST
add_filter( ‘wpseo_use_page_analysis’, ‘__return_false’ );

In questo modo, nessuno si farà prendere dall’ansia in attesa del verde che nemmeno fossimo sulla Cristoforo Colombo a Roma. Ringrazia Davide, non me!

E tu, cosa ne pensi? Usi Yoast per AIUTARTI nella SEO?

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Benedetto Motisi
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Consulente Web freelance e giornalista pubblicista. Attivo in Italia ed Est Europa, ho iniziato a lavorare nella redazione online di Radio Radicale, spostandomi poi nel mercato business nella figura di SEO Editor di contenuti per il Gruppo HTML (HTML.it, PMI.it, GamesNation e Motori.it) e DEA Marketing. Indipendente dal 2011, ho fondato lo studio di comunicazione Jedi Consulting. Ho tenuto e tengo corsi per Politecnico di Milano, Unicattolica, Upter, Regione Lazio, Provincia Autonoma di Trento, CGIL Lombardia, LUISS Enlabs.

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